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4 Febbraio 2018 Medicina RavennaArticoli
La distorsione della tibio-tarsica (comune-mente chiamata slogatura o distorsione della caviglia) è un trauma che danneggia la capsula e i legamenti dell’articolazione tibio-tarsica; è il trauma muscolo-scheletrico più frequente dell’arto inferiore ed è un problema che affligge spesso gli sportivi, ma non solo.
La maggior parte delle distorsioni si verifica a causa di un movimento esagerato di inversione (flessione plantare, supinazione e rotazione interna del piede), quindi con danni a carico del comparto esterno. Le distorsioni del comparto interno avvengono per un movimento esagerato in eversione (flessione dorsale, pronazione e rotazione esterna del piede) e sono molto più rare.
Si suddividono in distorsioni di I, II o III grado in base alla gravità clinica e i sintomi sono:
dolore vivo, localizzato in zona anteriore del malleolo peroneale (esterno)
tumefazione, più o meno presente a livello periarticolare ed articolare
limitazione funzionale, a causa del dolore
Nell’immediato il paziente che riporta una distorsione della tibio-tarsica dovrà stare a riposo, fare impacchi di ghiaccio e mantenere in scarico la zona interessata. È importante individuare l’entità del danno capsulo-legamentoso ed eventualmente osteoarticolare (per es. fratture o microfratture) per ottenere un buon recupero funzionale; per fare ciò il medico dopo aver visitato il paziente può avvalersi di alcuni esami: radiografia, ecografia, RMN. Una diagnosi corretta e completa permette di iniziare in maniera celere una terapia adeguata, che sarà mirata a risolvere lo stato infiammatorio e a ripristinare una corretta biomeccanica di piede e caviglia.
Per trattare questo problema è utile eseguire sedute di tecarterapia SIN oppure di laser nd-yag con lo scopo di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione post-traumatica. In un secondo momento sono essenziali gli esercizi di rinforzo muscolare: infatti il potenziamento dei muscoli porta più stabilità all’articolazione e diminuisce il rischio di recidive. Anche la rieducazione propriocettiva gioca un ruolo fondamentale per il recupero e viene eseguita per lo più utilizzando piani instabili, semplici attrezzi sia in acqua che in palestra.
Presso il Poliambulatorio Medicina Ravenna è possibile fare questo tipo percorso riabilitativo, noi fisioterapisti seguiamo il paziente nel recupero funzionale in maniera personalizzata, in base alle necessità della persona e alle attività svolte nella quotidianità.
I fisioterapisti di Medicina Ravenna: Alessandra Brighi, Morena Balestri e Pierluigi Cavalieri

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12 Settembre 2017 Medicina RavennaArticoli

I benefici della terapia in acqua sono conosciuti sin dall’antichità. Negli anni ha registrato un crescente consenso sia da parte dei medici e fisioterapisti, sia da parte dei pazienti. Ecco perché questo tipo di terapia è entrata, a pieno titolo, a far parte dei protocolli di riabilitazione in campo medico e sportivo.

Ormai l’idrokinesiterapia si usa sia nel trattamento di lesioni traumatiche post immobilizzazione, sia nell’immediato post operatorio dei vari distretti anatomici (spalla, anca, ginocchio, caviglia e colonna vertebrale), ma anche nelle diverse patologie acute e croniche (spaziando dalla reumatologia all’ambito neurologico e dalla traumatologia sportiva al campo pediatrico ). Molteplici sono i vantaggi dell’apporto dell’acqua:

  • il peso corporeo si dimezza
  • effetto miorilassante
  • facilitazione nell’esecuzione di esercizi, in quanto un’articolazione avvolta dall’acqua diventa più vischiosa e meno dolorosa
  • totale assenza della forza di gravità.

A differenza delle acque termali che raggiungono i 36 gradi, le piscine riabilitative per legge devono avere una temperatura di 34 gradi. Questo consente di poter lavorare per un’ora anziché trenta minuti.

Grazie a esercizi dolci e costanti, il paziente recupera più in fretta e senza dolore.

La cadenza ideale delle sedute è due o tre volte a settimana. Non di più altrimenti diventano pesanti da smaltire poiché l’effetto miorilassante continua anche a casa.

La mia esperienza di vent’anni di lavoro in acqua mi porta a dire che, ormai, non è più possibile pensare di riabilitare senza l’apporto dell’acqua. Questa tecnica ha preso sempre più piede anche in settori diversi:

  • preparazione atletica di nazionali o società professionistiche con una forte diminuzione degli infortuni tendineo-muscolari;
  • benessere generale con riattivazione corporea per le persone che non riuscirebbero a fare palestra;
  • programmi di lavoro per l’obesità e i diabetici;
  • recupero motorio e benessere nel paziente fibromialgico;
  • lavoro aerobico con respiratore a boccaglio in totale immersione dell’atleta, con utilizzo dell’acqua-bike.

di Cavalieri Pierluigi

Fisioterapista


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