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18 Febbraio 2018 Medicina RavennaArticoli

L’ortottica è una branca dell’oftalmologia che si occupa della valutazione del sistema visivo; lo screening ortottico ne indaga la componente sensoriale, motoria ed innervazionale attraverso l’utilizzo di test specifici messi in pratica dal professionista ortottista.

La valutazione di screening è rivolta prevalentemente alla popolazione in età pediatrica, e ha una durata di circa 20 minuti. Tutti gli esami effettuati non sono invasivi e non necessitano di alcun tipo di preparazione. Alcuni esami che vengono effettuati durante lo screening sono:

Esame dell’acuità visiva: lettura di ottotipi (tavole) composti da figure, lettere o simboli, in modo che il test sia eseguibile anche in età pre- scolare. È fondamentale che entrambi gli occhi vedano in ugual misura. Se così non fosse, ci si potrebbe trovare di fronte ad ambliopia (occhio pigro), o difetti refrattivi non/mal corretti (ipermetropia, miopia, astigmatismo).

Cover-test: indagine svolta a carico di entrambi gli occhi al fine di diagnosticare la presenza di un eventuale strabismo (disallineamento       oculare).

Stereopsi: valutazione della percezione del senso di profondità.

Motilità oculare estrinseca: valutazione dell’escursione dei bulbi oculari nelle differenti posizioni di sguardo.

Convergenza oculare: capacità di mantenere gli assi visivi allineati osservando un oggetto in avvicinamento.

Autorefrattometria: test eseguito al fine di evidenziare la possibile presenza di difetti refrattivi (ipermetropia, miopia, astigmatismo).

Perchè è importante sottoporsi allo screening ortottico?

L’importanza rivestita dallo screening ortottico si traduce nell’individuazione precoce di patologie in fase asintomatica, quali ambliopia, strabismo e difetti refrattivi, allo scopo di garantire un corretto sviluppo del sistema visivo, prevenendo deficit della visione spesso irreversibili. Durante il periodo neonatale, il sistema visivo è ancora in fase di maturazione e, per tale motivo, è di primaria importanza che ad entrambi gli occhi giungano stimoli equivalenti, favorendo così un corretto sviluppo della corteccia e della visione binoculare. Tale fase di maturazione, denominata “età plastica” ha completamento al sesto/settimo anno di vita. Durante questo periodo un tempestivo intervento in caso di determinate patologie consente il pieno ripristino della capacità visiva.

AMBLIOPIA: cos’è?

L’ambliopia è una della anomalie sensoriali più diffuse in età pediatrica. Circa l’1-6% dei soggetti di età inferiore ai 6 anni presenta questa patologia o i suoi fattori di rischio. Le principali cause sono rappresentate da strabismo, anisometropia (differenza di difetto refrattivo tra i due occhi) e patologie congenite. L’ambliopia è classificata come una “debolezza della visione” non riconducibile a cause organiche, a cui non è possibile porre rimedio attraverso la sola prescrizione di occhiali. Essendo il disturbo mono o bilaterale, il piccolo paziente potrebbe non accorgersi della difficoltà visiva approcciandosi all’osservazione degli oggetti con entrambi gli occhi aperti. Una mancata diagnosi precoce porterà ad importanti deficit visivi od a cecità irreversibile. È dunque opportuno sottoporre il bambino ai dovuti controlli di screening, in modo da poter improntare la corretta terapia in accordo con il medico oculista.

Quando rivolgersi ai professionisti?

Non importa l’età del piccolo perchè, anche se questi non è ancora in grado di parlare, esistono alcuni segnali a cui prestare attenzione; tra i più importanti vi è la reazione di pianto o ribellione all’occlusione di uno dei due occhi. Altri comportamenti sospetti sono rappresentati da una posizione del capo anomala, occhi che appaiono non allineati, osservazione di oggetti a distanza troppo ravvicinata, chiusura di un occhio in presenza di luce. Da non sottovalutare anche la presenza di bruciore/lacrimazione oculare e cefalea.

Quando eseguire lo screening ortottico?

In presenza di atteggiamenti sospetti o fattori di rischio per patologie oculari, gli specialisti raccomandano di effettuare lo screening anche ad età inferiore ad un anno. Sebbene il numero di test eseguibili sia esiguo per questa fascia di età, lo screening ortottico può comunque orientare alla presenza o meno di disturbi della visione. L’età standard consigliata dai pediatri a cui sottoporre il bambino allo screening è quella dei tre anni, favorendo una maggiore collaborazione ai test. Questo permette di intervenire tempestivamente nel caso di riscontro di anomalie, consentendo un corretto sviluppo del sistema visivo prima del raggiungimento della sua maturazione. Anche in età scolare è necessaria una rivalutazione, al fine di ricercare la comparsa/progressione di difetti refrattivi o di altri disturbi in seguito all’applicazione allo studio. Da ricordare che, in caso di comparsa di sintomatologia, si può accedere alla valutazione ortottica a qualsiasi età. In caso di riscontro di anomalie ai test, il trattamento più adatto verrà accordato assieme al medico oculista, figura a cui il professionista ortottista si affianca e fa riferimento.

 

Dott.ssa Nicole Cangini

Specialista in Ortottica


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4 Febbraio 2018 Medicina RavennaArticoli
La distorsione della tibio-tarsica (comune-mente chiamata slogatura o distorsione della caviglia) è un trauma che danneggia la capsula e i legamenti dell’articolazione tibio-tarsica; è il trauma muscolo-scheletrico più frequente dell’arto inferiore ed è un problema che affligge spesso gli sportivi, ma non solo.
La maggior parte delle distorsioni si verifica a causa di un movimento esagerato di inversione (flessione plantare, supinazione e rotazione interna del piede), quindi con danni a carico del comparto esterno. Le distorsioni del comparto interno avvengono per un movimento esagerato in eversione (flessione dorsale, pronazione e rotazione esterna del piede) e sono molto più rare.
Si suddividono in distorsioni di I, II o III grado in base alla gravità clinica e i sintomi sono:
dolore vivo, localizzato in zona anteriore del malleolo peroneale (esterno)
tumefazione, più o meno presente a livello periarticolare ed articolare
limitazione funzionale, a causa del dolore
Nell’immediato il paziente che riporta una distorsione della tibio-tarsica dovrà stare a riposo, fare impacchi di ghiaccio e mantenere in scarico la zona interessata. È importante individuare l’entità del danno capsulo-legamentoso ed eventualmente osteoarticolare (per es. fratture o microfratture) per ottenere un buon recupero funzionale; per fare ciò il medico dopo aver visitato il paziente può avvalersi di alcuni esami: radiografia, ecografia, RMN. Una diagnosi corretta e completa permette di iniziare in maniera celere una terapia adeguata, che sarà mirata a risolvere lo stato infiammatorio e a ripristinare una corretta biomeccanica di piede e caviglia.
Per trattare questo problema è utile eseguire sedute di tecarterapia SIN oppure di laser nd-yag con lo scopo di alleviare il dolore e ridurre l’infiammazione post-traumatica. In un secondo momento sono essenziali gli esercizi di rinforzo muscolare: infatti il potenziamento dei muscoli porta più stabilità all’articolazione e diminuisce il rischio di recidive. Anche la rieducazione propriocettiva gioca un ruolo fondamentale per il recupero e viene eseguita per lo più utilizzando piani instabili, semplici attrezzi sia in acqua che in palestra.
Presso il Poliambulatorio Medicina Ravenna è possibile fare questo tipo percorso riabilitativo, noi fisioterapisti seguiamo il paziente nel recupero funzionale in maniera personalizzata, in base alle necessità della persona e alle attività svolte nella quotidianità.
I fisioterapisti di Medicina Ravenna: Alessandra Brighi, Morena Balestri e Pierluigi Cavalieri

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21 Gennaio 2018 Medicina RavennaArticoli
La rieducazione pelvi perineale è una metodica finalizzata a migliorare il tono e la contrattilità dei muscoli del perineo. Si può imparare a percepire ed allenare i muscoli del pavimento pelvico, per potenziare le loro competenze e prevenire le diverse problematiche legate a questo complesso sistema di muscoli.
Il perineo ha un ruolo preziosissimo per la salute femminile, ma è poco conosciuto, e spesso se ne ignorano le funzioni fino a quando il corpo si esprime con una problematica come incontinenza, pro-lasso, stitichezza, dolore pelvico e difficoltà sessuali. La riabilitazione ha lo scopo di guarire o ridurre i sintomi e migliorare la qualità di vita del soggetto.
La sua applicazione prevede l’utilizzo di tecniche manuali e strumentali (elettrostimolazione e feedback) che vengono impiegati a seconda delle condizioni della persona e dopo una adeguata valutazione diagnostica.
Si tratta di sedute individuali che si rifanno a tre fasi:
  • Fase di apprendimento della attività muscolare del pavimento pelvico:il fisioterapista spiega cos’è e come funziona il pavimento pelvico per poi eseguire una visita specifica a valutare la funzionalità dell’apparato.
  • Fase di modificazione dei parametri muscolari alterati: si eseguono esercizi mirati sotto il controllo del fisioterapista. Si possono utilizzare strumenti specifici come il biofeedback (che permette di tradurre la forza muscolare in segnale acustico in modo da monitorare la fase di contrazione e il rilassamento dei muscoli) e l’elettrostimolazione (per potenziare il lavoro manuale) entrambi attraverso sonde vaginali.
  • Fase di automatizzazione: il paziente impara a utilizzare quanto appreso durante la vita quotidiana e quando il sintomo si presenti (ad esempio nel caso di incontinenza da sforzo, eseguire contrazioni volontarie prima, permette di non perdere urina).
Il paziente a casa oltre ad eseguire gli esercizi appresi dovrà osservare alcune raccomandazioni per mantenere i risultati (tenere il peso sotto controllo, evitare lavori pesanti, evitare stitichezza e sforzi per evacuare, evitare sigarette e caffè, ecc…).
Si eseguono controlli dopo un mese e dopo sei mesi per valutare miglioramenti e la stabilizzazione dei sintomi.
Le fisioterapiste di Medicina Ravenna

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28 Novembre 2017 Medicina RavennaArticoli

La panniculopatia edemato-fibrosa, meglio conosciuta come cellulite, è spesso considerata semplicemente un inestetismo della pelle che si manifesta con il famoso aspetto bucherellato a buccia d’arancia, ma indica in realtà un problema a livello del tessuto sottocutaneo provocato da un difetto della microcircolazione.

La cellulite è un disturbo molto diffuso, colpisce 9 donne su 10 (sia le magre che le meno magre) e si concentra per lo più su natiche, cosce e fianchi. È provocata da un insieme di cause e fattori, ma la causa principale è l’azione degli estrogeni, ovvero gli ormoni sessuali femminili, che favoriscono la ritenzione di liquidi contribuendo ad innescare un processo di aumento di volume e rottura delle cellule del pannicolo adiposo. All’origine di questa condizione c’è dunque un malfunzionamento del microcircolo (sia venoso che linfatico).

Esistono poi altri fattori considerati aggravanti come l’appartenere alla razza caucasica, predisposizione genetica, sovrappeso ed obesità, stili di vita non salutari (fumo, alimentazione squilibrata, alcool, sedentarietà), l’abbigliamento troppo stretto, scarpe troppo strette o con tacco troppo alto (ostacolano entrambi la circolazione) e l’assunzione per molti anni di contraccettivi ormonali in soggetti predisposti.

Per contrastare la cellulite, presso il Poliambulatorio Medicina Ravenna abbiamo formulato un programma che prevede sedute di tecarterapia (terapia strumentale ad azione sia antinfiammatoria che drenante) associate a massaggi ad azione linfodrenante (metodo Vodder) e trattamenti drenanti con prodotti mirati a combattere anche gli inestetismi. Il percorso prevede anche la riattivazione del microcircolo mediante Limfa Terapy, un dispositivo a Campi Magnetici Ultradeboli (Low Intensity Magnetic Field).

Chi accede al programma riceve una crema anticellulite Physiosal, prodotto innovativo al sale marino integrale, da applicare di notte e una consulenza nutrizionale gratuita per correggere il proprio stile di vita. Il programma può essere completato con lavoro integrato in piscina (34°) sotto la guida di un fisioterapista.

 

A cura di
Morena Balestri
Alessandra Brighi
Fisioterapiste

Medicina Ravenna 

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14 Novembre 2017 Medicina RavennaArticoli
La refrattarietà al calo di peso seguendo una dieta, può essere vinta con l’approccio giusto.

Questa è una delle domande più comuni che ci pongono i nostri pazienti, sono a dieta ma non dimagrisco, perche’? Molte persone hanno la percezione di “stare attente” alla alimentazione eppure di non riuscire a perdere peso. Molte possono essere le risposte, che tuttavia richiedono una attenta valutazione medica e nutrizionale e – ove opportuno anche approfondimenti clinici.

Sulla base della raccolta dell’anamnesi alimentare, motoria e la ricostruzione dell’andamento del peso nel tempo è possibile innanzitutto identificare coloro che sottostimano il loro apporto di calorie, pensano di mangiare poco od il giusto ma in realtà assumono calorie extra rispetto ai loro effettivi fabbisogni con piluccamenti tra un pasto e l’altro o nelle ora notturne, condimenti eccessivi, bibite zuccherate o contenenti alcool, spesso a fronte di una condizione di sedentarietà che contribuisce a ridurre i consumi energetici. In questi casi, correggere le abitudini alimentari errate ed iniziare gradualmente ad essere fisicamente attivi, possibilmente con l’aiuto di operatori qualificati, permette di risolvere questo stallo.

Nei casi in cui invece il bilancio energetico sembrerebbe essere in effetti negativo, è necessario riconoscere e curare altre cause di refrattarietà alla riduzione del peso:

  • alterazioni della funzione tiroidea e surrenalica, deficit di vitamina D
  • sonno scarsamente riposato, eccessivi livelli di stress psicologico e fisico
  • deficit del metabolismo energetico a riposo
  • deficit della ossidazione dei lipidi
  • ipercatabolismo proteico (quest’ultimo spesso associato a ridotte masse muscolari e/o ad insufficiente apporto e distribuzione delle proteine con la dieta)

In questi casi gli approfondimenti effettuabili presso i Centri di secondo livello e che possono essere richiesti dal Medico specialista, su base individuale, sono rappresentati da esami del sangue specifici, la valutazione psicologica clinica, la misurazione del dispendio energetico a riposo e della ossidazione dei nutrienti mediante calorimetria indiretta, l’ azoto urinario delle 24 ore, la valutazione della composizione corporea, lo studio del sonno mediante polisonnografia.

Una volta effettuata la corretta diagnosi, l’approccio multidisciplinare (medico, dietistico, psicologico, motorio) integrato da prescrizioni nutraceutiche o farmacologiche ove necessario permette nella grande maggioranza dei casi (e si tratta di persone che spesso hanno già una lunga storia di tentativi inefficaci) raggiungere risultati soddisfacenti.

A cura di
Prof.ssa Maria Letizia Petroni
Medico specialista in Medicina Interna
Nutrizionista Clinico

Medicina Ravenna 

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12 Settembre 2017 Medicina RavennaArticoli

I benefici della terapia in acqua sono conosciuti sin dall’antichità. Negli anni ha registrato un crescente consenso sia da parte dei medici e fisioterapisti, sia da parte dei pazienti. Ecco perché questo tipo di terapia è entrata, a pieno titolo, a far parte dei protocolli di riabilitazione in campo medico e sportivo.

Ormai l’idrokinesiterapia si usa sia nel trattamento di lesioni traumatiche post immobilizzazione, sia nell’immediato post operatorio dei vari distretti anatomici (spalla, anca, ginocchio, caviglia e colonna vertebrale), ma anche nelle diverse patologie acute e croniche (spaziando dalla reumatologia all’ambito neurologico e dalla traumatologia sportiva al campo pediatrico ). Molteplici sono i vantaggi dell’apporto dell’acqua:

  • il peso corporeo si dimezza
  • effetto miorilassante
  • facilitazione nell’esecuzione di esercizi, in quanto un’articolazione avvolta dall’acqua diventa più vischiosa e meno dolorosa
  • totale assenza della forza di gravità.

A differenza delle acque termali che raggiungono i 36 gradi, le piscine riabilitative per legge devono avere una temperatura di 34 gradi. Questo consente di poter lavorare per un’ora anziché trenta minuti.

Grazie a esercizi dolci e costanti, il paziente recupera più in fretta e senza dolore.

La cadenza ideale delle sedute è due o tre volte a settimana. Non di più altrimenti diventano pesanti da smaltire poiché l’effetto miorilassante continua anche a casa.

La mia esperienza di vent’anni di lavoro in acqua mi porta a dire che, ormai, non è più possibile pensare di riabilitare senza l’apporto dell’acqua. Questa tecnica ha preso sempre più piede anche in settori diversi:

  • preparazione atletica di nazionali o società professionistiche con una forte diminuzione degli infortuni tendineo-muscolari;
  • benessere generale con riattivazione corporea per le persone che non riuscirebbero a fare palestra;
  • programmi di lavoro per l’obesità e i diabetici;
  • recupero motorio e benessere nel paziente fibromialgico;
  • lavoro aerobico con respiratore a boccaglio in totale immersione dell’atleta, con utilizzo dell’acqua-bike.

di Cavalieri Pierluigi

Fisioterapista


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12 Settembre 2017 Medicina RavennaArticoli

L’osteopatia pediatrica per neonati e bambini è un approccio gentile e non invasivo con il quale l’osteopata individua la presenza di eventuali disfunzioni che potrebbero creare problemi nella futura crescita.

Una delle problematiche più frequenti, indipendentemente dal tipo di parto, sono proprio i traumi da parto, che causano ad esempio problematiche a livello del cranio o della postura. I trattamenti effettuati hanno dimostrato che l’osteopatia è una alleata efficace contro i traumi da parto ed è in grado inoltre di migliorare la qualità del sonno, la suzione e l’umore del bimbo, migliorando di conseguenza anche l’umore dei genitori”.

Oltre a conoscere un nuovo approccio alla salute del proprio figlio, l’incontro con l’osteopata offre anche consigli e suggerimenti relativi alle varie tappe dello sviluppo psico-motorio (milestones).

Il trattamento osteopatico è indicato per i seguenti segni e sintomi:

Plagiocefalia, torcicollo miogeno, disturbi del sonno, costipazione, irrequietezza, otiti, allergie e problemi respiratori ect.

Osteopatia in gravidanza:

Molte mamme in dolce attesa scelgono l’osteopatia come sostegno ai cambiamenti strutturali che caratterizzano i nove mesi di gravidanza, per giungere al momento del parto in equilibrio posturale, serenità e in salute.

di Valentina Giorgi

Fisioterapista

diplomata in Osteopatia Pediatrica

specializzata in ambito riabilitativo ortopedico

e in riabilitazione infantile. 


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