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3 Maggio 2023 adminArticoli

L’importanza dell’alimentazione per chi soffre di fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome multifattoriale caratterizzata da dolore diffuso accompagnato a sintomi

come affaticamento, disturbi cognitivi, problemi gastrointestinali, disturbi del sonno e rigidità muscolare.

Spesso i pazienti sperimentano anche sintomi meno specifici come cefalea, emicrania, dolore addominale con alternanza tra stipsi e diarrea e difficoltà nella concentrazione.

Frequentemente la diagnosi di fibromialgia avviene tardivamente, questo in quanto la fisiopatologia della malattia non è stata ancora compresa a pieno e perché, ad oggi, non esistono esami strumentali specifici. La diagnosi viene effettuata nel momento in cui sono state escluse tutte le altre potenziali cause dei sintomi del paziente e in cui vengono soddisfatti i criteri clinici (dolore diffuso in aree del corpo specifiche e presenza degli altri sintomi caratteristici per almeno 3 mesi).

Il dolore muscolo-scheletrico di chi soffre di fibromialgia è molto specifico: infatti, spesso viene riferito a livello dei tender points, ovvero aree localizzate in cui l’esercitazione di una determinata pressione provoca dolore.

La gestione di questa patologia richiede una valutazione completa del dolore, del contesto psicosociale e dello stile di vita del paziente, che è il punto di partenza della terapia non farmacologica per la fibromialgia: è importante, infatti, prevedere un’attività fisica aerobica regolare (spesso eseguita in acqua) e un miglioramento delle abitudini alimentari.

Ad oggi è stato ampiamente dimostrato che un’alimentazione equilibrata è in grado di migliorare in modo significativo la qualità di vita dei pazienti affetti da questa patologia. Tuttavia, è bene evidenziare che non esiste una dieta specifica per la fibromialgia, ma semplici consigli alimentari orientati alla migliore gestione della malattia.

Innanzitutto, per i pazienti in stato di sovrappeso o obesità, il raggiungimento del normopeso è associato alla riduzione del quadro infiammatorio che è alla base della sintomatologia.

Inoltre, molto frequentemente si riscontrano carenze di omega 3, vitamine e minerali: in questi casi dovrebbe essere fatto primariamente il tentativo di coprire tali fabbisogni con la sola alimentazione equilibrata e, solo se questa non dovesse essere sufficiente, ricorrere ad un’eventuale integrazione. Per esempio, si riscontra spesso deficit di vitamina D (che dovrebbe essere supplementata solo su indicazione di un professionista a seguito di evidenza di carenza dagli esami ematici o in presenza di fattori di rischio) e di vitamine antiossidanti come la C e la E, che hanno un importante ruolo nel preservare le funzioni cognitive, la memoria e la funzionalità dei muscoli.

Numerosi studi hanno inoltre suggerito che alla base della condizione clinica di questi pazienti vi sia una disbiosi intestinale, ovvero un’alterazione della composizione del nostro microbiota, che quando persiste nel tempo causa infiammazione a livello della mucosa intestinale, che a sua volta può causare gonfiore, meteorismo e crampi addominali, oltre a peggiorare i dolori muscolo-scheletrici: spesso con il miglioramento delle abitudini alimentari (soprattutto aumentando l’apporto di fibra) migliora anche la condizione di disbiosi, ma se questo non dovesse bastare si potrebbe ricorrere all’integrazione con probiotici.

Ma quindi quali sono gli alimenti da prediligere? Come spesso accade, l’aderenza ad una dieta mediterranea che sia varia ed equilibrata è la soluzione migliore: alimenti integrali, pesce azzurro, grassi polinsaturi, olio extravergine di oliva e cibi ricchi di antiossidanti devono essere gli elementi principali dell’alimentazione di questi pazienti, per migliorare lo stato di nutrizione e contrastare lo stress ossidativo.

E quali sono gli alimenti da evitare? Non è necessario abolire completamente nessun alimento, seppur sia consigliabile la riduzione significativa degli zuccheri semplici, della carne rossa e dei grassi saturi per evitare o correggere uno stato di malnutrizione, il quale andrebbe ad amplificare la sintomatologia. Inoltre, è raccomandabile eliminare gli alimenti ricchi di eccitotossine, ovvero sostanze che potrebbero stimolare maggiormente i neuroni peggiorando la sensibilità al dolore: queste sostanze sono, per esempio, l’aspartame (presente negli alimenti light/dietetici) e il glutammato (contenuto nei prodotti in scatola, dadi da brodo, salsa di soia).

È vero che è necessario escludere il glutine in caso di fibromialgia? Dipende. Spesso nei pazienti affetti da fibromialgia coesiste la sensibilità al glutine non celiaca, ovvero una sintomatologia intestinale simile a quella della celiachia (seppur siano patologie molto diverse) conseguente all’ingestione di glutine: solo in caso in cui sia stata accertata questa condizione (ed escluse le altre possibili cause di disturbi gastrointestinali) si potrebbe prevedere l’esclusione temporanea degli alimenti contenenti glutine dalla dieta.

E per quanto riguarda la rigidità muscolare? Quale alimentazione sarebbe giusto seguire? Per gestire la rigidità muscolare, sintomo molto comune delle malattie reumatologiche, valgono più o meno le stesse raccomandazioni della fibromialgia. In particolare, è fondamentale la riduzione (se non la totale astinenza) delle bevande alcoliche, le quali possono aggravare il quadro infiammatorio e potrebbero interferire con alcuni farmaci somministrati per la gestione della patologia. Inoltre, è decisamente raccomandata l’astinenza dal fumo di sigaretta.

Anche nei casi di rigidità muscolare è importante praticare attività fisica quando possibile: sarebbe opportuno, però, rivolgersi ad uno specialista in scienze motorie e non autogestirsi, per evitare di eseguire delle tipologie di esercizi non adatti alla propria condizione clinica.

Estremamente efficace è il trattamento “Metodo Bonori” con le onde d’urto radiali, eseguito da un fisioterapista certificato.

Se soffri di fibromialgia e senti il bisogno di correggere la tua alimentazione, rivolgiti ad un professionista qualificato!

Dott.ssa Boni Sara

Dietista

Riceve presso Medicina Ravenna

Fonti bibliografiche:

  •   PagliaiG,GiangrandiI,DinuM,SofiF,ColombiniB.NutritionalInterventionsintheManagementof Fibromyalgia Syndrome. Nutrients. 2020 Aug 20;12(9):2525
  •   LowryE,MarleyJ,McVeighJG,McSorleyE,AllsoppP,KerrD.DietaryInterventionsintheManagement of Fibromyalgia: A Systematic Review and Best-Evidence Synthesis. Nutrients. 2020 Aug 31;12(9):2664
  •   IsasiC,TejerinaE,MoránLM.Non-celiacglutensensitivityandrheumaticdiseases.ReumatolClin.2016 Jan-Feb;12(1):4-10. English, Spanish. doi: 10.1016/j.reuma.2015.03.001. Epub 2015 May 5

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7 Marzo 2023 adminEvento

Dal mese di marzo è attiva la nuova macchina per gli esami di densitometria ossea MOC ad assorbimento a raggi X a doppia energia DEXA (Dual-energy X-ray absorptiometry) “GE LUNAR DPX NT”, un sistema avanzato in grado di eseguire esami di routine rapidi e di alta qualità per la diagnosi dell’osteoporosi (anca, colonna vertebrale, femore e avambraccio).

La densitometria ossea o MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata) è un esame radiologico che misura la densità dei minerali presenti nelle ossa del nostro corpo. In pratica aiuta a capire se c’è il rischio di osteoporosi o di osteopenia.

  • Osteoporosi: la massa ossea diminuisce, l’osso diventa fragile e si rompe facilmente.
  • Osteopenia: la densità ossea è ridotta, ma non in modo così grave come nell’osteoporosi.

La MOC può essere anche usata per verificare la risposta al trattamento e per capire se c’è il rischio di fratture.

L’osteoporosi è una patologia che colpisce soprattutto le donne, in particolare dopo la menopausa. Questo perché la riduzione degli estrogeni, gli ormoni femminili, può causare una perdita di massa ossea. Negli uomini, l’osteoporosi può manifestarsi in un arco di tempo più lungo.

Purtroppo, l’osteoporosi è una malattia che spesso non causa sintomi evidenti nelle prime fasi. Solo quando l’osso diventa molto fragile si può avvertire dolore alle ossa, soprattutto dopo aver passato molto tempo in piedi. La frattura è la conseguenza più grave dell’osteoporosi e può essere causata anche da azioni comuni come sollevare un peso o fare un movimento brusco.

Le ossa più colpite sono quelle del femore, del bacino, dell’avambraccio e delle vertebre. In particolare, la colonna vertebrale è quella che subisce maggiormente il deterioramento, che corrisponde alla fase più critica dell’osteoporosi. È importante prestare attenzione alla diagnosi e alla prevenzione della malattia, soprattutto per le donne sopra i 50 anni, visto che molti casi non vengono neppure diagnosticati.

Con la MOC inoltre si riesce a fare l’analisi della composizione corporea.

L’analisi della composizione corporea è un esame che serve a valutare la quantità di muscoli e grasso presente nel nostro corpo. Viene utilizzato in due ambiti principali:

  • Medicina sportiva: per valutare l’efficacia dei programmi di allenamento e la variazione della massa muscolare nel tempo.
  • Diete dimagranti: per capire se la perdita di peso è dovuta alla perdita di grasso o di muscoli.

In entrambi i casi, l’analisi della composizione corporea viene utilizzata come strumento per monitorare la salute del nostro corpo e valutare se le modifiche apportate al nostro stile di vita stanno avendo gli effetti desiderati.

La MOC installata a Medicina Ravenna offre un’ampia gamma di applicazioni per esami di routine e avanzati, tra cui:

Colonna AP
Femore
Doppio femore
Analisi avanzata del femore AHA-Advanced Hip Assessment
Composizione corporea,massa magra massa grassa
Avambraccio
BMD colonna laterale
Analisi protesi ortopediche femorali
Crescita e sviluppo pediatrico

Medicina Ravenna e’ felice di ampliare l’offerta dei servizi al cittadino e, sopratutto alle donne, con nuovi esami e un nuovo ambulatorio dedicato alle donne in menopausa.

 

Medicina Ravenna

La direzione


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21 Febbraio 2023 adminEvento

 

 

Siamo entusiasti di annunciare che Medicina Ravenna fa parte del Top Physio Quality Network, una comunità di eccellenza nella riabilitazione e fisioterapia. Tutti i centri affiliati sono impegnati nella missione di offrire il massimo livello di servizio possibile.

Top Physio Network è una rete di 350 Centri di fisioterapia e riabilitazione che fa dell’Innovazione e dell’Eccellenza la propria mission.

Tutti i centri Top Physio Quality Network si avvalgono di:

  • equipe di medici specialisti di Ravenna per la ricerca della migliore risposta anche alle richieste più complesse di diagnosticafisioterapia e riabilitazione.
  • personale fisioterapico ravennato altamente qualificato e specializzato per accogliere e gestire al meglio ogni esigenza medica e riabilitativa.
  • protocolli sanitari garantiti, frutto di sinergie mediche e di esigenze specifiche dei pazienti, che prevedono l’utilizzo di diverse aree riabilitative nelle varie fasi che caratterizzano il percorso di recupero, fino alla completa ripresa del coordinamento e della gestualità del paziente.
  • moderne apparecchiature elettromedicali e attrezzature per la riabilitazione motoria.
  • convenzioni con i principali gruppi assicurativi privati, fondi e mutue integrative

I nostri professionisti altamente qualificati e con anni di esperienza alle spalle sono a tua completa disposizione, utilizzando protocolli riabilitativi mirati e tecnologie all’avanguardia. Il nostro obiettivo è di continuare a cercare sempre gli elementi vincenti relativi ad ogni singola strategia di cura.

Oltre alla competenza dei nostri professionisti, il nostro personale amministrativo è sempre disponibile per aiutarti, mentre la cura degli ambienti e l’armonia degli spazi completano il servizio offerto.

Vieni a scoprire di più su Top Physio Quality Network!

 

La Direzione

 


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8 Febbraio 2023 adminArticoli

Endometriosi, cos’e’ e cosa fare.

 

L’endometriosi è riconosciuta a livello nazionale ed internazionale come una delle principali cause di dolore pelvico cronico e di sterilità femminile.

In Italia le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni; si stima inoltre che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi, e che la genesi del 30%-40% dei casi di infertilità femminile sia riconducibile a tale patologia

Secondo alcuni studi il rischio di soffrire di endometriosi aumenterebbe per le ragazze le cui madri soffrono o hanno sofferto di endometriosi, suggerendo possa esserci una predisposizione anche genetica alla malattia.

La clinica è data soprattutto dal dolore pelvico, mestruale, ovulatorio o cronico. I noduli di endometriosi sono costituiti infatti da endometrio vero e proprio che, in quanto tale, è responsivo alle stimolazioni ormonali. Le diverse fasi del ciclo mestruale ne determinano quindi un ciclico ispessimento e sfaldamento, provocando periodiche reazioni infiammatorie e successive aderenze. La sintomatologia associata varia poi a seconda della localizzazione delle lesioni: disturbi urinari (disuria, ematuria) ed intestinali (dischezia, rettorragia, fino a vere e proprie occlusioni intestinali) non sono infrequenti. Possono essere riscontrate anche localizzazioni vaginali della malattia, spesso  causa di dolore al rapporto sessuale. Più raramente invece vengono descritte lesioni endometriosiche a distanza, ad esempio a livello del diaframma o toraciche.

Quando la mucosa endometriale si approfondisce e si localizza nel miometrio invece, si parla di adenomiosi che è causa importante di dismenorrea, e può essere di difficile inquadramento diagnostico qualora si presenti in forma isolata.

La capacità degli impianti endometriosici di creare flogosi pelviche croniche con aderenze e il conseguente sovvertimento della normale anatomia pelvica, è responsabile anche dell’ alta percentuale dei casi di sterilità in queste pazienti, soprattutto per danno tubarico; è inoltre un fattore di rischio per l’instaurarsi di quadri infettivi pelvici sovraimposti ed è stato recentemente dimostrato come questo tessuto ectopico, attraverso il meccanismo della flogosi cronica, sia ad aumentato rischio di cancerizzazione. La diagnosi si avvale dell’esame clinico ginecologico, dell’ecografia pelvica e transvaginale, della RM, dell’esame laparoscopico.

 

Cardine terapeutico per il controllo e, in alcuni casi, per la regressione della malattia è la terapia ormonale, volta a sopprimere le cicliche fisiologiche fluttuazioni ormonali femminili, che sono la causa della progressione della malattia e quindi dei sintomi ad essa legati; l’approccio chirurgico si rende necessario per rimuovere lesioni profonde, circoscritte, o focolai aggredibili chirurgicamente con ottima risoluziobe della malattia. Sono tuttavia numerosi gli approcci di medicina convenzionale e non convenzionale che in maniera integrata offrono un’ adeguato aiuto alle pazienti affette da questa patologia.

La terapia va pertanto personalizzata e centrata sulle esigenze della paziente (età , progetto riproduttivo, sintomatologia, localizzazione delle lesioni) mettendo sempre la qualità di vita globale della donna al centro di ogni obiettivo terapeutico.

 

Dott. Mantuano Rosalbino

Specializzazione Ginecologia e Ostetricia

Visita presso Medicina Ravenna srl


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23 Gennaio 2023 adminArticoli

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La fascite plantare è una delle patologie più comuni del piede e può essere definita come un processo cronico degenerativo a carico dell’aponeurosi plantare. Il sintomo più caratteristico di tale patologia è il dolore localizzato a livello della superficie mediale del calcagno, dove la fascia plantare si inserisce. Il dolore solitamente si presenta più intenso al mattino, in particolare dopo i primi passi dopo il risveglio, o dopo prolungati periodi di inattività (es: stare seduti o sdraiati), mentre tende a diminuire durante l’esecuzione di attività funzionali (es: cora e cammino) per poi peggiorare nuovamente a fine giornata.

Diversi sono i fattori di rischio per  lo sviluppo della fascite plantare, riscontrati attraverso un’analisi della letteratura scientifica, tra cui: un’eccessiva pronazione del retropiede, un accorciamento del gastrocnemio e degli ischio-crurali, una disfunzione dell’articolazione metatarso-falangea del 1° dito, una disfunzione della cintura lombo-pelvica frequentemente abbinata ad una debolezza del medio gluteo e degli stabilizzatori del bacino.

Secondo quando riportato in letteratura circa il 90% dei pazienti può beneficiare di un trattamento conservativo. La maggior parte delle strategie prevedono un intervento in “loco”, ossia sulla sede del sintomo, mentre viene rivolta meno attenzione all’analisi e all’eventuale trattamento di strutture anatomiche correlate alla fascite plantare, sia dal punto di vista anatomico che funzionale.

Il trattamento osteopatico pone l’attenzione su un’analisi generale del paziente e tramite tecniche manuali, dolci e non invasive, permette di valutare ed eventualmente trattare le strutture anatomiche correlate alla fascite plantare sia dal punto di vista anatomico che funzionale. Il trattamento osteopatico prevede quindi, un approccio locale sulla zona del sintomo mirato alla diminuzione del dolore, tramite tecniche sui tessuti molli e sul sistema fasciale del piede e dell’arto inferiore e tecniche di drenaggio per una corretta e più rapida risposta al processo infiammatorio.  Il trattamento prevede inoltre un approccio a distanza per eventuali disfunzioni associate al sistema autonomo, che prevederà una valutazione di tutto il corpo e delle strutture principalmente correlate come colonna vertebrale, bacino, pavimento pelvico e diaframma.

È inoltre consigliato un approccio multidisciplinare che permette, in base alla situazione del singolo caso, l’integrazione di esercizi mirati e di eventuali altri approcci terapeutici per una completa risoluzione dei sintomi.

Parallelamente al trattamento osteopatico è possibile consigliare esercizi specifici e alcuni accorgimenti che possono portare un miglioramento della sintomatologia e coadiuvare il trattamento stesso.

di Anna Li Vigni

Osteopata e laureata in scienze motorie

Riceve presso Medicina Ravenna

Tel. 0544 456845


 

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29 Novembre 2022 adminArticoli

L’ortottica è una branca dell’ oculistica che si occupa della diagnosi e del trattamento delle anomalie motorie e sensoriali dell’apparato visivo come lo strabismo ,l’ambliopia meglio conosciuta come occhio pigro, diplopia, affaticamento visivo.

Tali problematiche possono compromettere la visione binoculare e cioè la capacità di utilizzare entrambi gli occhi contemporaneamente. In un bambino questi disturbi possono provocare danni anche permanenti se non trattati .

La visita ortottica viene eseguita dall’ortottista, figura che coadiuva l’oculista nella diagnosi e trattamento di queste patologie.

I compiti dell’ortottista comprendono:

  • misurazione dell’acuità visiva
  • misurazione delle ampiezze fusionali e della convergenza;
  • valutazione della stereopsi
  • valutazione dei disturbi oculomotori mediante test per lo studio della motilità oculare e l’eventuale misurazione dello strabismo manifesto o latente (orizzontale, verticale, per lontano, per vicino)
  • test per la valutazione dei rapporti binoculari come per esempio la soppressione.
  • esercizi ortottici per migliorare la performance visiva
  • addestramento all’utilizzo di ausili visivi

La riabilitazione ortottica è rivolta al trattamento e alla prevenzione dell’ambliopia, di deficit della motilità oculare, astenopia, diplopia, alterazioni del campo visivo, ergonomia visiva per i videoterminalisti, anomalie della visione binoculare e deficit visivi che possono creare alterazioni della postura o scarse performance negli atleti , nelle attività scolastiche, lavorative etc. La visita ortottica è consigliata a tutti i bambini all’età di 3 anni e prima di iniziare la scuola elementare, inoltre è consigliata in caso di fastidio alla luce e familiarità per strabismo. Nell’adulto la visita è consigliabile in caso di affaticamento visivo durante la lettura, l’utilizzo del pc, la visione doppia e difficoltà nella messa a fuoco.

Dott.ssa Biscotti Concetta
Ortottista e assistente in oftalmologia
Visita presso Medicina Ravenna
Tel. 0544 456845
 

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    24 Marzo 2021 adminArticoli

    I pazienti affetti da fibromialgia beneficiano del trattamento con le onde d’urto Metodo Bonori.

    Il Metodo Bonori è un trattamento fisioterapico innovativo che utilizza le onde d’urto radiali sui muscoli di tutto il corpo andando a stimolare anche punti e meridiani di agopuntura oltre ai punti del sistema neuro linfatico, neuromuscolare e i triggers point muscolari.

    Chiaramente non agisce sulla malattia, ma è una metodica che può portare evidenti benefici alla salute e alla qualità della vita di qualsiasi persona malata risolvendo tutti i problemi di irrigidità muscolare.

    Il nostro organismo è una unità strutturata e interconnessa dove i sistemi psichici e biologici si condizionano bidirezionalmente.

    La psichiseneuroendocrinoimmunologica che studia connessione tra la psiche, sistema nervoso, endocrino, immunitario e miofasciale ha dimostrato che questi sistemi si influenzano nel bene e nel male in modo bidirezionale.

    Quindi nel nostro approccio dobbiamo analizzare e capire il funzionamento dell’intero sistema corpo e attuare nuove strategie terapeutiche multidisciplinari per curare le malattie anche le più comuni.

    Entrando nello  specifico del trattamento Metodo Bonori, la terapia ha una durata di circa un’ora e viene eseguita su punti precisi in tutto il corpo ma con frequenze e intensità che variano a seconda delle zone corporee e della patologia. Per questi motivi i terapisti devono effettuare settimane di studio e ottenere la certificazione per poter eseguire i trattamento.

    Inizialmente il protocollo prevede una seduta a settimana e in alcuni casi più gravi anche due, per poi nel tempo con l’evolversi di una situazione di miglioramento, si può passare ad  una seduta ogni 15 gg o addirittura ogni 3 settimane/1 mese.

    Il metodo, nato per aiutare gli sportivi ad aumentare le performance, è stato provato ed adattato per dare aiuto ai pazienti affetti da malattie neurodegenerative ed ha avuto fin da subito risultati sorprendenti.

    E ideale per malattie neurologiche come Parkinson, Sclerosi multipla e SLA.

    Ma notevole è il risultato che si ottiene con i pazienti che soffrono di Fibromialgia, e tutti i nostri pazienti in terapia ci riportano feedback molto positivi.  

     “Nel corso dei trattamenti con il Metodo Bonori, – riporta il fisioterapista certificato Cavalieri pier Luigi – ho verificato effetti incredibili a livello muscolare con rilassamento e decontrattura dei muscoli in profondità.

    Di conseguenza ho iniziato ad usarle su cervicali molto contratte, colonne dorsali e lombari, quadricipiti e muscolatura arti inferiori e su contratture di tutti i tipi.”

    La sensazione di leggerezza e benessere che i pazienti provano a fine seduta, nel momento in cui ci si alza da lettino, è veramente notevole.

    “I risultati mi lasciano ogni volta stupito, – prosegue Cavalieri – sia per la rapidità nel raggiungere l’ottimale sia per il miglioramento visibile già dalla prima seduta.”

    Il network sanitario Codice Bianco ha stipulato un accordo per la diffusione in Romagna, Marche e Veneto dei trattamenti Metodo Bonori.

    Si eseguono i trattamenti nei centri Codice Bianco  di Ravenna, Cesena, Imola, Bologna, Pesaro e Galzignano Terme.

    Per ulteriori informazioni chiarimenti potete contattare Medicina Ravenna e prendere un appuntamento con il responsabile della fisioterapia Cavalieri Pier Luigi.

    Il numero del centro di Ravenna è 0544 456845


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    3 Agosto 2020 adminArticoli

    I metodi di controllo delle nascite sono stati utilizzati fin dai tempi antichi, ma metodi efficaci e sicuri si sono resi disponibili solo nel XX secolo. Gregory Pincus e John Rock, con l’aiuto della Planned Parenthood Federation of America, svilupparono la prima pillola anticoncezionale nel 1950, resa disponibile al pubblico nel 1960.

    Tecniche contraccettive

    Il ginecologo rimane lo specialista di riferimento per le donne che vogliono effettuare una scelta consapevole in merito alla pianificazione delle gravidanze. La contraccezione genericamente intesa si avvale di diverse tecniche contraccettive farmacologiche e non farmacologiche. Quest’ultime si dividono in metodi naturali (calcolo dei giorni fertili, metodo Billings e silmili) di barriera (profilattico, diaframma vaginale) e metodi intrauterini (cosiddetta spirale o più correttamente dispositivo intrauterino – IUD), mentre le prime tecniche farmacologiche, comprendono sistemi che contengono sostanze attive farmacologicamente (generalmente estradiolo, etinilestradiolo e derivati ad azione progestinica in combinazione varia tra loro).

    Per effettuare una scelta oculata, personalizzata ed efficace è quindi necessario parlarne approfonditamente col proprio ginecologo. Sarà opportuno effettuare la visita ginecologica per verificare lo stato di salute del sistema riproduttivo, eventualmente, se necessario, il ginecologo consiglierà di effettuare esami di laboratorio mirati ed il pap test. La scelta potrà ricadere su uno dei vari metodi tenendo conto dell’esigenze della donna, della coppia, della facilità d’uso, del costo, delle indicazioni e fattori di rischio eventualmente presenti.

    Pillola anticoncezionale

    La pillola anticoncezionale è il metodo forse più utilizzato; richiede l’assunzione quotidiana per un certo numero di giorni al mese (21,24,28) di una compressa per bocca. Questa compressa rilascia all’interno dell’organismo due ormoni: un estrogeno ed un progestinico. Il flusso mestruale si presenterà mensilmente ma l’ovulazione sarà impedita garantendo così una efficace sicurezza anticoncezionale. Alcuni preparati prevedono l’assunzione della pillola senza interruzione per tre cicli. In questo caso il flusso mestruale si presenta solo alla fine dell’assunzione del farmaco.

    Cerotto e anello vaginale

    I preparati ormonali possono essere assunti anche con l’apposizione cutanea di un cerotto per tre settimane e che va sostituito ogni sette giorni e con una sospensione di una settimana ogni tre o tramite l’uso di un anello vaginale che agisce similmente alla pillola ed al cerotto; l’anello flessibile viene posizionato in vagina molto facilmente e tenuto per 21 giorni. Alla fine dei ventuno giorni e dopo una settimana di pausa, si sostituisce, proprio come per il cerotto e per la pillola. Il cerotto e l’anello vaginale, rispetto alla pillola, evitano dimenticanze di assunzione ed hanno un meccanismo di assorbimento da parte dell’organismo un po’ diverso rispetto alla pillola. Questi sistemi infatti saltano il primo passaggio epatico poiché non vengono assunti per bocca.

    Lo IUD

    Lo IUD è un piccolo dispositivo di forma generalmente a T che viene inserito dal ginecologo nella cavità uterina; può essere dotato di un filamento di rame avvolto a spirale intorno all’asse o contenere un piccolo serbatoio con progestinici che vengono progressivamente e costantemente liberati nella cavità uterina. Lo IUD può essere tenuto nell’utero per una durata diversa a seconda dei modelli comunque dai tre ai cinque anni.

    Contraccettivo impiantabile

    Esiste in Italia anche uno strumento Contraccettivo Impiantabile nella cute del braccio e di durata di tre anni commercializzato col nome di “Nexplanon”. E’ un piccolo sottile serbatoio che rilascia ormoni progestinici e impedisce così l’ovulazione e la gravidanza; viene inserito facilmente dal ginecologo e si estrae alla fine dei tre anni di uso.

    Contraccezione d’emergenza

    Nei casi in cui non è stato possibile programmare una corretta contraccezione e ci si trova nella condizione di aver avuto un rapporto a rischio di gravidanza è possibile in Italia se si è maggiorenni, ricorrere alla assunzione della cosiddetta contraccezione d’emergenza. Consiste nella assunzione di una compressa che può essere acquistata in farmacia. senza ricetta (per le minorenni è necessaria la ricetta medica). Esistono due tipologie di compresse: quella classica che ha un effetto di circa 72 ore e una più recente che ha effetto fino a 120 ore. Naturalmente l’efficacia è buona solo se non è già avvenuta l’ovulazione per cui è sempre consigliato un consulto col proprio ginecologo appena possibile.

    La scelta contraccettiva è una decisione molto importante nella vita di una coppia. Una scelta consapevole che tenga conto di tutte le implicazioni di ordine fisico, psicologico, economico deve sempre avvalersi della consulenza del ginecologo che orienterà la paziente verso il sistema più affidabile ed efficace.

    A cura del
    Dott. Rosalbino Mantuano
    Ginecologo
    Medicina Ravenna 

    Tel 0544-456845

    info@medicinaravenna.it


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    17 Ottobre 2018 adminEvento

    I Poliambulatori di Codice Bianco, Kura Imaging e Medicina Ravenna in collaborazione con la specialista  Valentina Giorgi (Ft, DO, DOP) Osteopata-Osteopata Pediatrica,  promuove una VALUTAZIONE POSTURALE E OSTEOPATICA per la fascia di etá 6-18 anni.

     

    Lo screening ha l’obiettivo di rilevare eventuali disfunzioni e/o adattamenti non fisiologici, che si instaurano nel corpo in etá evolutiva, particolare attenzione sarà data ai recettori occhio, bocca, piede e al Sistema-Tonico-Posturale. Gli adattamenti o disfunzioni sono la causa di molti sintomi: emicranie, rigiditá della colonna vertebrale,dolori alle articolazioni (ginocchia e talloni) alterazione della vista, difficoltá di concentrazione, deficit dell’attenzione, irritabilità, stanchezza cronica, disarmonia corporea.

    Sintomi questi che manifestano un disagio del Sistema Nervoso Centrale e che spesso vengono ignorati o sottovalutati.

    L’Osteopatia, come medicina manuale naturale non invasiva, ha una visione globale del corpo; l’osteopata tramite test e un’accurata anamnesi e visita posturale, individua la causa primaria proponendo ai genitori un piano di trattamento.

     

    Ogni anno quasi due milioni di italiani si affidano alle mani di un esperto Osteopata. Sempre più genitori fanno scelte consapevoli per la prevenzione e cura di sintomi in etá Pediatrica scegliendo  come medicina naturale l’Osteopatia.

     

    Iniziativa valida per tutto il mese di Ottobre e Novembre

    Durata della valutazione: 30 min. circa

    Per i dettagli sulla disponibilità e i costi telefonare al 0544-456845 o 0547-1938036

    Medicina Ravenna via Porto Coriandro 7 (zona Rocca Brancaleone) 48121 Ravenna

    Kura Imaging via Leopoldo Lucchi 135 Centro Montefiore 47521 Cesena

     

     

     


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    8 Settembre 2017 adminArticoli

    OSTEOPATIA IN GRAVIDANZA

    La gravidanza è un periodo meraviglioso per la donna, al tempo stesso, è un periodo di grandi cambiamenti da tanti punti di vista; cambiamenti strutturali, metabolici, alterazioni del sistema neuroendocrino, c’è una fonte emotiva di cambiamento.

    In osteopatia dividiamo la gravidanza in 3 trimestri ognuno dei quali è caratterizzato dalla produzione di ormoni (HCG, ossitocina, progesterone, estrogeni, relaxina) che di mese in mese modificano l’aspetto strutturale della donna e permettono alla gravidanza di proseguire.

    PERCHÉ PRATICARE L’OSTEOPATIA IN GRAVIDANZA

    Per problematiche pregresse, o stress o ansie che sovraggiungono durante la gravidanza, si posso presentare diverse sintomatologie, nausee, vomito, mal di schiena, pubalgie, sciatalgie, dolore alle braccia, formicolii, gonfiori agli arti, stanchezza. Tutte queste sintomatologie posso essere motivo per cui una donna può rivolgersi ad un’osteopata. Nel caso in cui il bebè sia in posizione podalica, l’osteopata interviene riequilibrando le tensioni sacro-iliache instauratesi nel bacino della neo-mamma, creando uno spazio intrauterino che permette al bebè di raggiungere l’incanalamento pubico.

    Se una donna in gravidanza ha un buon sistema osteo-articolare allineato e in equilibrio, su struttura del bacino, del sacro e della colonna, sui tessuti sulla buona circolazione dei fluidi, sarà predisposta ad avere una buona gravidanza e un buon parto.

    Nel post-parto l’osteopatia aiuta la mamma e il bebè nelle difficoltà di suzione e attaccamento al seno, recuperare una buona mobilità e tonicità pelvica, migliorare il controllo degli sfinteri, recuperare in fretta l’energie giuste per svolgere il ruolo di mamma.

    COME SI SVOLGE UN TRATTAMENTO IN GRAVIDANZA

    L’Osteopatia è un approccio manuale, per cui l’osteopata usa le sue mani come strumento terapeutico. Parte da una buona conoscenza dell’anatomia e fisiologia del corpo umano e attraverso le mani e alla sensibilità che nel corso degli anni l’osteopata acquisisce, del corretto funzionamento dell’organismo, impara a riconoscere come le strutture, fluidi elementi osteo-articolari funzionano e come il nostro organismo reagisce in armonia. Il movimento costante del nostro corpo permette che il tutto funzioni bene e la sensibilità dell’osteopata stà proprio nel capire in quale livello dell’organismo si è instaurato un disturbo del funzionamento per cui questo sistema può partire in disequilibrio.

    A questo punto l’osteopatia può accompagnare e riarmonizzare tutti questi cambiamenti che nei diversi trimestri della gravidanza si presentano e aiutare, con più serenità la donna ad arrivare ad un parto naturale. La visione sistemica che ha l’osteopata ci pone in un ruolo di primo piano rispetto a quella che è la prevenzione per cui il lavoro nell’aiuto alla Salute; per noi osteopati la gravidanza è un momento di estrema salute quindi possiamo aiutare e accompagnare la donna fino al parto, in estrema salute ed equilibrio.

    di Valentina Giorgi

    Fisioterapista

    diplomata in Osteopatia Pediatrica

    specializzata in ambito riabilitativo ortopedico

    e in riabilitazione neurologica infantile


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