LA FIBROMIALGIA

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DI COSA SI TRATTA
La fibromialgia (FM) è una sindrome dolorosa cronica originata da complessi meccanismi patogenetici ancora poco chiari. Il sintomo predominante nei pazienti con FM è il dolore muscoloscheletrico diffuso, derivante da un’alterazione dei sistemi che regolano la percezione del dolore, senza evidenza di danni organici. Pertanto, la FM è classificata come una sindrome da sensibilizzazione centrale dove una alterazione dei sistemi cerebrali deputati al controllo degli stimoli sensitivi porta a una dispercezione sensitiva a un riverbero cerebrale dell’esperienza del dolore (pain rumination). L’inizio della malattia è spesso preceduto da eventi stressanti, sia fisici (incidenti, interventi chirurgici) che psicologici (lutti, abusi) o da condizioni di stress ripetuto (condizioni lavorative, familiari).
La percezione costante del dolore porta a una condizione di rigidità muscolare diffusa che alimenta il circolo vizioso della sindrome dolorosa cronica.
 
EPIDEMIOLOGIA E PRESENTAZIONE CLINICA
La prevalenza della FM nella popolazione generale varia dal 0.2% al 6.6%, posizionandola come la terza patologia reumatologica più comune, con un rapporto tra uomini e donne di 1:3.
Il quadro sintomatologico è estremamente vario e può cambiare tra pazienti e nel tempo. I sintomi comuni includono dolore muscoloscheletrico diffuso, affaticamento intenso e persistente, disturbi del sonno e gastrointestinali.
Nel corso degli anni, sono stati proposti diversi criteri di classificazione e diagnostici per la FM. I primi criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 1990 richiedevano la presenza di almeno 11 punti dolorosi su 18, chiamati tender points. Nel 2016, sono stati formulati nuovi criteri diagnostici che tengono in considerazione le varie tipologie di sintomi riscontrabili in questi pazienti.
 
DIAGNOSI
Attualmente, la diagnosi di FM rimane principalmente clinica – poiché non esistono parametri di laboratorio o esami specifici per confermare la diagnosi – e di esclusione ovvero può essere posta solo dopo aver attentamente ricercato e escluso altre patologie che possono essere alla base dei disturbi presentati.
Alcuni dei sintomi della fibromialgia (in particolare il dolore muscoloscheletrico e la rigidità atrtomuscolare) possono infatti ricordare quelli di altre comuni patologie reumatiche (polimialgia reumatica, artriti, sindrome di sjogren..etc) ed è per questo che il ruolo del reumatologo diventa fondamentale nel distinguere tra le diverse patologie e porre una corretta diagnosi. L’importanza della corretta diagnosi è infatti condizione fondamentale per impostare il corretto trattamento, che nel caso della fibromialgia deve essere necessariamente multidisciplinare richiedendo la collaborazione tra diverse figure professionali tra cui il reumatologo, il fisiatra, il fisioterapista, lo psicologo, il nutrizionista e il neurologo.
 
TRATTAMENTO
Le raccomandazioni della società europea di reumatologia (EULAR) per il trattamento della fibromialgia evidenziano come il primo approccio terapeutico debba essere non farmacologico ma basato sull’esercizio fisico attivo e possibilmente non sotto carico (come l’attività in acqua) assieme a terapie fisiche volte a ridurre la rigidità mirate sul singolo paziente. Lavorare sulla rigidità muscolare è fondamentale perché una muscolatura meno rigida è una muscolatura che permettere di svolgere meglio l’esercizio fisico fondamentale per affrontare la patologia. Anche la psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale e un adeguato piano nutrizionale, si sono dimostrati efficaci nel migliorare la sintomatologia dei pazienti fibromialgici. I farmaci sono considerati nelle forme più gravi, con una scelta basata sui sintomi specifici del paziente.
 
IMPORTANZA DELLA COLLABORAZIONE CON FISIOTERAPISTI SPECIALIZZATI E DI UN PIANO DI TRATTAMENTO PERSONALIZZATO
La fibromialgia richiede un approccio di cura multidisciplinare, e la collaborazione con professionisti della salute, come fisioterapisti, è essenziale per ottimizzare il trattamento. I fisioterapisti specializzati nella gestione della fibromialgia possono contribuire significativamente al miglioramento delle condizioni fisiche e al controllo del dolore.
I fisioterapisti possono sviluppare programmi di esercizi personalizzati, adattati alle esigenze individuali del paziente. L’attenzione è posta sull’aumento della flessibilità, sul potenziamento muscolare e sulla correzione della postura, contribuendo cosi a ridurre i sintomi associati alla fibromialgia. Questo approccio mirato può migliorare la funzionalità generale e favorire una migliore qualità di vita.
E’ importante che il piano di trattamento sia deciso in collaborazione con il reumatologo e il fisiatra curante in modo da poter tenere in conto di tutte le esigenze mediche e altre patologie del paziente. E’ inoltre importante impostare un piano di cura graduale, che preveda una fase iniziale a minore intensità volta a decontrarre i muscoli e ridurre l’iperalgesia muscolocutanea attraverso l’utilizzo di terapia fisiche mirate (tecar e magnetoterapia con protocolli dedicati) in associazione a integratori e una seconda fase volta alla ripresa di una attività fisica graduale a sempre maggiore intensità.
 
La fase decontratturante
Nella prima fase decontratturante, oltre all’utilizzo di miorilassanti, può risultare efficace un particolare tipo di onda d’urto, quella radiale (più superficiale, applicata su aree più estese e meno intensa di quella utilizzata nelle condizioni infiammatorie localizzate), utilizzata secondo protocolli adeguati ai pazienti con fibromialgia e che quindi prevedano basse frequenze, brevi durate e una intensità modulata e incrementale nel tempo, al fine di ottenere lo scopo decontratturante senza causare un aumento del dolore legato all’onda d’urto, come il protocollo Bonori. A questo tipo di terapia fisica può essere associata anche la Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea (TENS), che ha dimostrato di riuscire a ottenere una modulazione del dolore nei pazienti con fibromialgia.
 
La fase di esercizio attivo
Nella seconda fase di esercizio fisico attivo, l’impiego della ginnastica in acqua, nota anche come idroterapia, si è dimostrato particolarmente benefico per le persone con fibromialgia. L’acqua fornisce un ambiente a basso impatto, alleviando la pressione sulle articolazioni e consentendo un movimento più agevole. Gli esercizi in acqua possono migliorare la forza muscolare, la flessibilità e la resistenza, riducendo al contempo il dolore e la rigidità articolare. L’elemento terapeutico dell’acqua, combinato con gli esercizi specifici guidati da professionisti qualificati, crea un contesto ideale per la gestione della fibromialgia. La ginnastica in acqua può essere particolarmente adatta per coloro che trovano difficile eseguire esercizi su terraferma a causa della sensibilità al dolore.
Presso Medicina Ravenna è possibile accedere a una valutazione reumatologica e alla formazione di un piano di trattamento personalizzato che comprende sia l’utilizzo del protocollo Bonori per la fase decontratturante in eventuale associazione a TENS che un programma di ginnastica attiva in acqua riscaldata.
Questi approcci offrono benefici fisici e psicologici, contribuendo a migliorare la qualità della vita e adottando un approccio globale per affrontare la complessità della fibromialgia.
 

Dr.ssa Batani Veronica

Allergologa, Immunologa, Reumatologa

Riceve presso Medicina Ravenna

 

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